1890 - Vini pregiati di Gioi: l'aglianico, la vernaccia e il primitivo

Fonti: Ministero per i beni e le attività culturali - Archivio di Stato di Salerno e
CIBO MEMORIA STORICA L'alimentazione nel Salernitano tra Otto e Novecento
attraverso le carte d'archivio, Edizione 2007

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Non solo la produzione dell’olio era importante, ma anche quella del vino. Nei tre circondari di Salerno, di Vallo e di Sala si coltivavano sin dall’antichità differenti tipi di vitigni. Si producevano pregiate uve da pasto, come la moscadella, l’aglianica, lo zibibbo, la sanginella, la malaga. Eccellenti erano anche le uve di Giffoni. Il vino rappresentava uno dei maggiori prodotti della provincia salernitana che era molto ricca di vigneti.

Nel Cilento, come nel Vallo di Novi, il terreno adatto permetteva la produzione di uve che davano vini ricercati e squisiti.

Tra le diverse qualità di uve prodotte nella zona le migliori erano l’aglianica nera, la moscadellona bianca e nera, la sanginella, la guernaccia nera e la Santa Sofia.

I vini più apprezzati erano quelli del circondario di Pisciotta che, al pari dell’olio, non venivano immessi nei circuiti commerciali, ma consumati localmente da tutti. La coltivazione delle viti attraversò un periodo di crisi a fine Ottocento per la diffusione della peronospora. Una notevole ripresa si ebbe durante il Fascismo e un po’ ovunque si incrementò la produzione sia dell’uva da tavola che di vini pregiati come l’aglianico, la vernaccia e il primitivo di Gioi.

Per diffondere tra la popolazione sia la coltivazione che il consumo dell’uva da tavola il Ministero dell’Agricoltura, per volontà del Capo del Governo, dispose che dal 28 settembre 1930 in tutti i comuni si celebrasse la festa dell’uva.


Vallo della Lucania, 15-20 ottobre 1890
Programma – Regolamento per le mostre ampelenologiche circondariali.
Archivio di Stato di Salerno, Prefettura, I serie, busta 673, fascicololo 4

Nei tre circondari della provincia di Salerno si coltivavano sin dall’antichità differenti uve che spesso “…il volgo credendole diverse chiama con vari nomi…”. La mostra, organizzata dai Comizi Agrari e affidata ad un Comitato Ordinatore, nel Circondario di Vallo della Lucania si tenne nella sede del Comizio Agrario dal giorno 15 al 20 ottobre 1890.
La produzione del vino nel Cilento, così come nel Vallo di Novi, era “eccellente”, in quanto il terreno adatto permetteva la coltivazione di uve che davano “…il più ricercato e squisito vino, come l’ebbero i Romani da queste istesse contrade…”, come è segnalato da La Statistica del Regno di Napoli del 1811. D’altronde nella Relazione del 31 gennaio 1811 dell’intendente della provincia Salvatore Mandrini, relativa all’agricoltura, egli nel dare un ragguaglio sulla produzione di frutta precisava che nel territorio cilentano le migliori uve prodotte erano “…l’aglianica nera, la moscadellona bianca e nera, la sanginella, la guernaccia nera e S.Sofia…”.

I vini del Cilento erano i migliori, soprattutto quelli del Circondario di Pisciotta, ma le colture non venivano curate e non vi era interesse da parte dei proprietari di commercializzare il prodotto, che veniva consumato soprattutto localmente.
La situazione sociale, determinata dalla povertà, non favoriva lo sviluppo commerciale e negli anni seguenti la situazione precipitò e si ebbe una crisi delle campagne che colpì anche i contadini agiati. Dopo l’Unità d’Italia, anche se la Società Economica divulgava nozioni tecniche per modernizzare la produzione del vino, queste non furono accolte dai proprietari che non trovavano nella loro applicazione un profitto sicuro. A ciò si aggiunsero le condizioni atmosferiche che influirono negativamente sulle colture, così come la comparsa di malattie delle viti. La conseguenza fu una vasta crisi, evidenziata dagli stati di campagna degli anni ’70 e dall’Inchiesta Jacini, che continuò anche negli anni successivi, come dimostra la relazione del Sottoprefetto di Vallo del 1905, in cui precisava che il raccolto non era stato “…molto scarso, ma di cattiva qualità il vino...”.

In effetti la ripresa della coltivazione dell’uva nel distretto di Vallo si ebbe durante il Fascismo: si produssero vini pregiati a Moio, a Pattano, a Pellare, a Gioi, a Cardile, a Rutino, a Centola e a Castellabate e i più diffusi furono l’Aglianico, la Vernaccia e il Primitivo di Gioi.

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