1848 - La setta "La ssavolata nostra"

Archivio di Stato di Salerno - Gran Corte Criminale

Busta 306 - Fascicolo 4 e buste 303, 304.

  

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Le riforme concesse dal pontefice Pio IX, dopo la sua elezione, avevano allentato l'autoritarismo soffocante dello Stato della Chiesa ed erano state interpretate un po' ovunque come un segno di liberalismo che contagiò tutta la penisola.

Ferdinando II nei primi anni del suo regno aveva attuato riforme amministrative, legislative ed economiche, ma la politica da lui adottata successivamente fu volta sostanzialmente a respingere tutto ciò che potesse attenuare l'assolutismo regio. Egli infatti concentrò nelle sue mani tutta l'attività governativa ed infine attuò un dispotismo sempre più duro.

Il malcontento era molto diffuso nella borghesia cittadina ed intellettuale per lo più favorita nei primi anni del Regno. In essa rimanevano vive le aspirazioni costituzionali, ma incertezza e timore, collegabili ad una troppo recente conquista di possesso della terra, frenavano ogni sia pur debole tentativo di associare in un moto rivoluzionario un "popolo" ancora troppo povero e privo di coscienza politica.

La carestia e la crisi economica degli anni anteriori al 1848 aggravarono molto la situazione creando grossi disagi sia nelle masse popolari che nella stessa borghesia e le forti tensioni politiche sfociarono in un'ondata di rivoluzioni.

Nel Regno incominciarono a penetrare idee propagate da società segrete come la Crosca detta anche "Setta della fratellanza o dei Comunisti", il cui scopo era di difendere e rendere uguali le condizioni sociali e la fortuna dei cittadini: "Una combriccola di gente perniciosa, la quale si riunisce per lo più nelle cantine, e qualche volta la notte in campagna: essi sono tra loro ligati (legati) con giuramento ed hanno dei segni convenzionali per riconoscersi e soccorrersi all'uopo. Essi minacciano sempre la classe dei moderati e dei proprietari e tutti coloro che non appartengono alla loro setta, chiamano «Lupi calderai(1) spioni», e nelle ultime emergenze del Cilento, appellavano la setta «la ssavolata nostra»(2), dicendo ad alcune persone «se vince la ssavolata nostra, i galantuomini ed i proprietari avranno una mala passata»".

Tale società si diffuse soprattutto nel Cilento e precisamente a Celso, a Moio, a Sala di Gioj (Salento), a Cardile, a Novi, a Massa e a Sacco.

[...] (a cura di FERNANDA MARIA VOLPE)

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(1) Il termine identifica i membri dei "Calderari", una setta segreta nata nell'Italia meridionale (Regno di Napoli) intorno al 1815. Il gruppo aveva posizioni reazionarie, filo-borboniche e legittimiste, ed era sorto per contrastare l'avanzata dei movimenti liberali e della Carboneria.

(2) LA SSAVOLATA NOSTRA - Origine e Contesto Storico

- Territorio: la setta ha radici profonde nella provincia di Salerno, con epicentro nel comune di Celso (frazione dell'attuale Pollica) e in altre aree del Cilento.

- Ideologia: iscritta nel più ampio clima dei moti risorgimentali e delle società segrete, la ssavolata non lottava solo per l'unità d'Italia, ma rappresentava una fazione radicale locale, con proclami che minacciavano apertamente la classe agiata.

- L'Origine del Nome: il nome ssavolata deriva direttamente dal dialetto cilentano e fa riferimento al termine locale "savola" (o zavola), che indica la sciabola.

- Il significato: letteralmente, il termine significa "sciabolata" o "colpo di sciabola".

- Il valore simbolico: venne scelto dagli affiliati per evocare la violenza dell'azione armata contro gli oppressori.

- I Promotori: i promotori della ssavolata non erano intellettuali o nobili, ma figure della piccola borghesia rurale e del popolo minuto.

- I membri locali: tra i principali organizzatori figuravano artigiani, piccoli commercianti e contadini benestanti del comune di Celso e dei paesi limitrofi del Cilento antico.

- Il profilo sociale: a differenza di altre sette, la ssavolata nacque dal basso. I promotori erano stanchi delle angherie dei grandi proprietari terrieri ed erano decisi a usare la forza per cambiare le cose.

(Note a cura di DOMENICO MIGLIORINO)

 

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