Tratto da "Costabile Carducci ed i moti del Cilento"
Matteo Mazziotti - Edizione 1909
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Dal COMANDO GENERALE DELLE TRUPPE IN MASSA DELLA INDIPENDENZA ITALIANA
al comandante Pavone del Circondario di Gioi
N. 22 - Pisciotta, 27 gennaio 1848.
Sig. Comandante,
Trovo positivamente punibile la sua oscitanza nel non avermi dato conoscenza delle sue operazioni sin dal giorno che ci dividemmo da Vallo.
Voglio augurarmi che le mie disposizioni siano state da Lei eseguite, cioè di avere fatto in Gioi fucilare quel giudice regio, il sindaco di Salella(1) ed il comandante urbano di Cicerale, giusta le mie prescrizioni, e di porre a sacco ed a fuoco Ogliastro e Prignano, cioè tutte quelle famiglie le quali abbiano favoreggiato la causa regia.
Sono certo ancora che si sarà portato ad occupare Castellabate: che se poi non lo ha fatto, si porrà subito in movimento seco portando tutte le sue forze disponibili, non toccando però le sue guarnigioni stabilite in Monteforte, Gioi, Monte ed Ogliastro.
Disporrà intanto che il comandante Ferrara si unisca alle sue poche forze per raggiungere Castellabate, ove terrà anche le stesse norme precisatele per Ogliastro e Prignano.
L’esorto a non risparmiare sangue e far denaro se vuole vedere progredita la nostra causa.
Sarà compiacente accusarmi ricezione della presente, denotandomi lo stato positivo delle sue forze.
Il comandante in capo COSTABILE CARDUCCI (2).
Al comandante Pavone del Circondario di Gioi.
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(1) Nel 1848 l'attuale borgo di Salento si chiamava ufficialmente Sala di Gioi. Proprio accanto sorgeva l'antico nucleo rurale originario chiamato Salella. Nei documenti borbonici e militari dell'epoca, i due nomi venivano spesso sovrapposti o indicati insieme per identificare la stessa comunità locale.
(2) La copia originale del documento è conservata presso l'Archivio di Stato di Salerno nel fondo Gran Corte Criminale, Regi Reati (R.R.), Busta/Numero 94, Volume 1°.


