1878 - Una proposta inaudita

Mercoledì, 13 Novembre 1878 - Cronaca - Una proposta inaudita

Giornale LA FRUSTA, Anno III - Mercoledì 13 Novembre 1878 - Num. 91  Giornale LA FRUSTA, Anno III - Mercoledì 13 Novembre 1878 - Num. 91  Giornale LA FRUSTA, Anno III - Mercoledì 13 Novembre 1878 - Num. 91

CRONACA

Una proposta inaudita. 

I nostri lettori han trovato nel resoconto degli atti del Consiglio Provinciale la proposta del Cons. Padovano, il quale, con un cinismo incredibile e nuovo, propose nella tornata di Lunedì nè più né meno che la soppressione dell'articolo del Bilancio, il quale riguarda la pubblica Istruzione nella Provincia.

Se per un’ipotesi, che noi riteniamo assolutamente impossibile, tale proposta fosse stata accettata, avremmo veduto un bel giorno abolirsi l’Istituto e le scuole tecniche, le scuole normali, maschile e femminile, l’Orfanotrofio maschile di Salerno, quello femminile di Vietri sul Mare, e que’ possibili sussidii, che non di rado accorda la Provincia all’istruzione elementare de’ più poveri Comuni.

Scusate se è poco!

Una siffatta proposta, figlia senza dubbio d’una mente alienata o malsana, ebbe l’onore d’esser posta ai voti, ed il proponente Sig. Padovano, incredibile ma vero, non fu lasciato solo nella votazione; ma altri tre voli si unirono a lui nel filantropico desiderio dell’abolizione suddetta.

Noi li pubblichiamo questi nomi di così strenui difensori de’ diritti del Popolo, perchè il Paese li sappia, e li giudichi secondo le occasioni. Essi sono il Sig. Ruotolo consigliere di Sarno, il Signor Pastore consigliere di Campagna ed il Sig. Calzerano consigliere di Gioi.

È inutile parlare delle chiose, che si son fatte nel pubblico per questo caso, che' avviene in pieno Secolo decimonono e nel Consiglio provinciale della patriottica provincia di Salerno.
Nè qui cessa la meraviglia, perchè bisogna anche conoscersi che tanto il Consigliere proponente, quanto i campioni, che gli si serrarono d’attorno, appartengono nientemeno che al partito del Progresso, e sono di coloro i quali strombazzano che fatta l’Italia bisogna ora pensare a fare gl’Italiani.

Noi non sappiamo se in altri consessi italiani dal sessanta in qua fosse partita una proposta così strana e balorda; sappiamo solamente che al tempo de’ Gesuiti e de’ Borboni nessun efferato reazionario ha osato mai di mettere in campo un così sacrilego attentato alla civiltà ed alla dignità de’ cittadini.

Colui che senza arrossire ha manifestato pel primo una così infelice idea, e gli altri che nella votazione l’hanno accettata, han mostrato ad evidenza che non ancora son giunti a comprendere nè il mandato ricevuto dagli elettori, né l’Ente morale, che s’impegnarono di rappresentare.

Il mandato degli elettori, per chi ha un tantino di sale in zucca, non è quello di andare ad occupare uno stallo nel Consiglio provinciale per fare proposte balzane e spropositare a proprio talento nelle occasioni, come se si fosse padrone assoluto ed irresponsabile nell’ufficio che si copre; ma quello invece di studiare e conoscere i veri bisogni materiali e morali de’ contribuenti, per rendere il più che sia possibile tollerabile e lieve la condizione attuale de’ Comuni e de’ privati, e per preparar loro una più prospera condizione in un avvenire più o meno prossimo e sicuro.

La Provincia poi , quest’Ente morale, che i Consiglieri debbono rappresentare ed amministrare, poggia su tre principii inconcussi, i quali sono tutto il fondamento del benessere sociale. Essi sono Pubblica Istruzione, Pubbliche Opere e Pubblica Beneficenza. Chi restringe il concetto di questi tre rami, su cui poggia l’amministrazione provinciale, o chi ne nega addirittura qualcuno, travisa il mandato ricevuto, tradisce i suoi elettori e lo scopo pel quale venne scelto alla rappresentanza provinciale.

In tale stato di cose egli diviene incompatibile colla sua carica, la quale se ha la tutela d'interessi sommi, non tollera di certo che si attenti a distruggere ciò che si dovrebbe conservare e migliorare.

Ond’è che quando una sì notevole discrepanza di criterii e di convincimenti esiste tra un rappresentante ed i suoi rappresentati, sia miglior partito il dimettersi da un Ufficio che s’interpreta a rovescio; anziché rimanervi per servire da pietra d’inciampo a coloro, che fedeli esecutori del proprio mandato, studiano ogni mezzo possibile per disimpegnarlo onorevolmente.

Consoliamoci per altro che costoro sono i più e che sanno nelle occorrenze correggere le aberrazioni di quelli, i quali, mentre sono inetti ad edificare, si mostrano invece sempre abili e pronti a demolire. La votazione di cui parliamo ce ne fornisce un’ampia e sicura prova: e se le nobili parole del Prefetto e del consigliere Budetta, pronunziate per combattere l’insana proposta non bastassero a rincorare ognuno, la votazione, che ne seguì, mostrerà a chiunque che se in alcuni fa difetto il buon senso, moltissimi al contrario ne sono a sufficienza provvisti.

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Fonte:

Giornale LA FRUSTA, Anno III - Mercoledì 13 Novembre 1878 - Num. 91

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