1849 - La Reazione Borbonica contro la Famiglia Capozzoli

La Reazione Borbonica nel Regno di Napoli
(Episodi dal 1849 al 1860)
Matteo Mazziotti - Edizione del 1912

La Reazione Borbonica nel Regno di Napoli (Episodi dal 1849 al 1860) Matteo Mazziotti - Edizione del 1912

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Il maresciallo Palma

I. Un ordine del Ministero della guerra del 28 marzo 1849 destinava al comando della divisione territoriale dei due Principati, cioè delle Provincie di Salerno e di Avellino, il maresciallo Bernardo Palma(1). Nato in Roma il 17 febbraio 1772, egli era entrato il 1796 nell'esercito cisalpino come tenente ed aveva preso parte a varie campagne con Napoleone e con Murat comportandosi da valoroso e raggiungendo il grado di colonnello. Avvenuta la restaurazione borbonica del 1815, perdette il posto, che riebbe soltanto al principio del periodo costituzionale del 1820(2). Ripristinato il governo assoluto, un regio decreto del 31 marzo 1821 radiò da i quadri tutti gli ufficiali non nati nel regno ammessi nell'esercito dopo il 5 luglio 1820, cioè dopo la rivoluzione(3). Fu radiato tra gli altri il Palma, il quale ricuperò il suo grado soltanto nel 1831, e venne dipoi promosso a maresciallo.

Il vecchio soldato, inasprito forse da i lunghi anni trascorsi senza impiego, desideroso di far dimenticare i servizi prestati durante l'occupazione francese, si diede a la più accanita persecuzione contro la parte liberale, commettendo ogni sorta di arbitrii ed arrogandosi qualsiasi facoltà. Né gli mancavano certo occasioni per mostrare zelo, giacchè la provincia di Salerno non era davvero tranquilla ed ogni giorno si verificavano novità, le quali mettevano a dura prova la sua pazienza, indubbiamente non grande.

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Più accanite persecuzioni subiva per opera del maresciallo la famiglia Capozzoli, dei famosi banditi fucilati a Palinuro il 1829.

Il vecchio padre loro, Antonio, relegato con la moglie e con i figliuoli superstiti Gaetano e Luigi nell'isola della Pantelleria fin da quell'epoca, dopo che fu pubblicata la costituzione era partito con la sua famigliuola il 23 maggio 1848 per Napoli su una barca a vela. Durante il non breve viaggio, in vicinanza della Sicilia si destò improvvisamente una forte tempesta, tanto che l'equipaggio dovette per alleggerire la barca gettare a mare le masserizie che i Capozzoli portavano seco.

Giunti dopo molte traversie al paese nativo, Monteforte Cilento, trovarono la loro povera casa depredata di tutto, i beni di famiglia usurpati da altri durante la loro lunga assenza. I due vecchi si dibattevano in cosi crudeli angustie che in una supplica del 2 novembre 1849, narrate le loro miserie, chiedevano una elemosina al Consiglio degli ospizi della provincia(4).

Intanto i due figliuoli Gaetano e Luigi avevano preso parte al moto del Cilento nel luglio 1848.

Cominciata la reazione, la polizia sguinzagliò gendarmi ed urbani a la ricerca di essi. Non avendoli rinvenuti nella loro casa a Monteforte, inveì vigliaccamente contro i decrepiti genitori da cui pretendeva sapere ove fossero nascosti i figli, e, non avendo i vecchi voluta rivelarne l'asilo, si dette a rovinare la casa, scassinando perfino le porte e le finestre(5).

Le sera del 13 settembre 1849 la guardia urbana di Monteforte, che si era accinta a la caccia dei due Capozzoli, li sorprese in una casetta rurale presso Omignano. A la vista degli urbani i due fratelli si diedero a fuggire inseguiti da i colpi degli assalitori; Gaetano riuscì a salvarsi, Luigi ferito gravemente da una palla di fucile ebbe nondimeno la forza ed il coraggio di continuare nella fuga, e si nascose in una capanna di pastori ove gli urbani lo rinvennero il giorno dopo(6).

Il ferito, non ostante le sue gravi condizioni, fu trasportato a le carceri di Polla, nelle quali rimase gettato su la nuda terra, senza alcuna assistenza(7). Invano l'infelice chiese di essere trasportato in un ospedale. Restò in carcere e vi mori miseramente il 26 settembre 1849(8).

Gaetano pochi giorni dopo, il 14 ottobre, cadeva anche egli nelle mani dei gendarmi in contrada Selva in tenimento di Omignano(9).

Quasi non bastassero tante sciagure, il maresciallo Palma, sollecitato da istanze di abitanti del comune di Monteforte, proponeva di mandare novellamente a la Pantelleria il vecchio Antonio Capozzoli, la moglie e due fratelli di esso, a nome Luigi e Giuseppe; ma l'intendente Valia, più umano, si oppose allegando giustamente che Antonio e la moglie erano ottuagenari e limitò la proposta a i due fratelli di Antonio(10).

(1) Archivio militare di Pizzofalcone, 1° ripartimento, 1° carico, n. 2401.
(2) Desumo le notizie su la carriera militare del Palma dal suo stato di servizio.
(3) Il decreto non accenna a le ragioni del provvedimento, ma esse sono chiare. Si vollero escludere gli ufficiali ammessi nel periodo costituzionale, cioè dopo la sommossa di Nola.
(4) Archivio di Salerno, anno 1860, fascio 537. In quel tempo le opere pie erano in ogni provincia amministrate sotto la sorveglianza di un Consiglio degli ospizi.
(5) Reclamo di Amalia Capozzoli del 30 agosto 1849, Archivio di Salerno, anno 1849, fascio 4.
(6) Archivio militare di Pizzofalcone, comando generale, incartamenti 2561 e 5073.
(7) Supplica accennata del 2 novembre 1849 del padre.
(8) Atto di morte del giorno successivo, registro degli atti dello stato civile del comune di Polla.
(9) Nota del sottintendente di Vallo cav. Dentice e verbale di arresto dello stesso giorno, Archivio di Salerno, R. P., n. 50.
(10) Archivio di Napoli, doc. dal 1848 al 1850, fascio 230, n. 4591.

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